Vicenza Unesco

Rassegna stampa

palladio museum

Aprirà in autunno il palladio museum. Un sogno coltivato per quasi 40 anni, all´indomani della grande mostra coordinata da Renato Cevese nel 1973. Il Cisa - di cui il professore fu confodatore - conduce in porto questa “nave” carica di attese, degli indispensabili finanziamenti della Fondazione Cariverona (con Regione e Arcus spa) e di tecnologia che consentirà al museo di esere moderno e funzionale. Ieri a palazzo Barbaran Da Porto, sede del centro internazionale di studi d´architettura Andrea palladio, la presidente Lia Sartori ha annunciato che l´allestimento sarà inaugurato il 4 ottobre, verrà inserito nel circuito museale cittadino (finalmente si adotterà il biglietto unico, ha confermato il sindaco Variati) e trascinerà la città in un percorso internazionale («a partire anche nella segnaletica bilingue»).
Perchè c´è bisogno di questo museo? «Lo chiede il mondo, non solo Vicenza - riassume Howard Burns, presidente del consiglio scientifico del Cisa - palladio è il più importante architetto dal ´400 ad oggi. Nessuno ha avuto una centralità così durevole e straordinaria, ed è stato ponte tra la cultura architettonica greco-romana e i tempi moderni». Fu colui, in breve, «che ribassò i costi della bellezza con ville, chiese ed edifici civili funzionali ed economici». Lo attendono gli studiosi che fanno comunità a Vicenza per le loro ricerche, ma anche i turisti «che in Veneto non sanno da dove partire per conoscere palladio così diffuso sul territorio» osserva Guido Beltramini, direttore del Cisa. E se le opere sono fuori - in città, in Veneto, in tutti i continenti dove il Palladianesimo ha fatto proseliti - il museo racconterà la vita del genio, le sue tecniche costruttive, la storia dei suoi mecenati, ma anche gli scenari del Cinquecento. Nel piano nobile del palazzo in contrà Porti - opera palladiana dentro l´opera - sei sale saranno destinate al viaggio tra le emozioni, più due alle mostre temporanee. Con il progettista Alessandro Scandurra, Beltramini ha illustrato il percorso per arrivare al nome e al logo - palladio museum, cerniera tra latinità e cultura anglosassone - e la concezione del percorso che sarà una caccia guidata alla scoperta del protagonista: Andrea figlio del mugnaio Pietro, divenuto grande con i Quattro libri dell´architettura e l´ammirazione per Vitruvio.
Fuori del palazzo comparirà un´asta graduata per indicare la ricerca palladiana sulle proporzioni; nel cortile l´albero di gelso fornirà foglie ai bachi vivi nella sala nella seta, a spiegare la ricchezza vicentina dei nobili del Cinquecento. Nella sala del grano si spiegherà come le bonifiche dell´entroterra eliminarono le dipendenza delle importazioni turche. E come guide-fantasma lo stesso Burns e lo studioso James Ackerman compariranno sui muri, nelle videointerviste che spiegheranno il palladio progettista e costruttore. I modelli lignei delle opere - già esistenti e usati in mostre itineranti - avranno basamenti mobili. E palladio debutterà anche su Twitter.

Fonte Il Giornale di Vicenza, 26 maggio 2012

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